Riomaggioresi nel mondo

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Storia e Pubblicazioni

Il Santuario della Madonna di Montenero

Secondo un’antica leggenda, tramandata oralmente di generazione in generazione dagli abitanti di Riomaggiore e trascritta poi nel 1865 da Ambrogio Raffellini in un libretto recentemente ristampato, la sacra immagine conservata presso il Santuario della Madonna di Montenero, raffigurante l’Assunzione della Vergine, sarebbe stata ivi portata al principio dell’alto medioevo da profughi greci in fuga da una persecuzione iconoclasta.

Nel silenzio delle fonti, non ci sono elementi per attribuire un fondamento di storicità alla tradizione popolare, se non la generica considerazione del fatto che all’epoca la Liguria era effettivamente terra bizantina e doveva pertanto intrattenere stretti legami di natura commerciale e culturale con la madrepatria. Il valore e il significato di quanto tramandato non vanno comunque cercati nella sua attendibilità, ma piuttosto nella capacità di individuare un nesso costitutivo e inscindibile tra la storia di Riomaggiore e quella del culto mariano di Montenero.

La leggenda narra che i profughi, essendo la loro imbarcazione assalita da pirati, furono costretti ad approdare nei pressi della foce del Rio Maggiore. A causa dell’insicurezza dei mari, essi preferirono tuttavia stabilirsi nella zona di crinale, dove fondarono il borgo di Cacinagora, il cui nome serba nella propria etimologia il ricordo dell’origine dei suoi primi abitanti. Sulla cima del colle di Montenero, dinnanzi al mare da cui era giunto il fuggitivo vascello, fu innalzata invece una piccola cappella per conservare la sacra immagine. La stessa dovette poi essere nascosta in luogo sicuro in seguito al passaggio delle truppe longobarde di Rotari, le cui terribili devastazioni sono ricordate in tutte le leggende fiorite intorno ai santuari delle Cinque Terre.

Di quel nascondiglio si perse tuttavia ben presto memoria e l’immagine fu ritrovata soltanto un secolo più tardi in seguito a un evento miracoloso, di cui fu protagonista una giovinetta del luogo, tale Maria del Paladino. Recatasi a pascolare le pecore nei pressi dei ruderi della primitiva cappella e sentito un intenso profumo di fiori pervadere l’aria, la ragazza vide improvvisamente l’edificio sacro ritornare all’antico splendore e assistette addirittura alla celebrazione di una messa solenne. Dopo che il miracolo si ripeté più volte, anche in presenza di altri testimoni, gli abitanti di Cacinagora decisero di ricostruire la vecchia cappella. E fu proprio durante gli scavi necessari a completare i lavori che venne riscoperta l’antica immagine, nello stesso luogo in cui scaturì una fonte d’acqua sorgiva. Intorno alla nuova chiesa sorse il borgo di Montenero, il quale divenne ben presto il centro principale del circondario, comprendente, oltre al primitivo insediamento di Cacinagora, anche i borghi di Saricò, Limen e Casen, facenti capo all’antica pieve di San Martino il Vecchio, oggi quasi completamente distrutta, anche se i suoi marmi sono conservati nella parrocchiale di Riomaggiore a ricordo dell’originaria discendenza.

Il primo documento storico relativo al territorio di Montenero risale tuttavia soltanto al 1251, quando ottanta capi famiglia, in rappresentanza degli abitanti dei borghi succitati, furono chiamati sul monte Vegiorna a giurare fedeltà a Genova impegnata nella guerra contro Pisa, come testimonia una delle più antiche carte conservate nel Liber Jurum della Comunità di Riomaggiore. Il definitivo passaggio alla Repubblica si ebbe soltanto nel 1276, in seguito alla cessione delle terre dei Fieschi. Il dominio genovese segnò una svolta decisiva: la maggiore sicurezza dei mari assicurata dalle flotte della Superba permise infatti agli abitanti dei borghi collinari di ridiscendere alla foce del fiume presso cui erano originariamente sbarcati i loro antenati. Qui, secondo la tradizione, si sarebbe insediato Antonio Vivaldi, il primo podestà inviato dalla Repubblica, il quale costruì nell’attuale contrada della Marina le case per i suoi cinque figli, il primo nucleo della futura Riomaggiore.

Grazie allo sviluppo economico reso possibile dal dominio genovese, il nuovo borgo si sviluppò rapidamente, come attesta il fatto che la primitiva chiesa di Sant’Antonio divenne ben presto insufficiente a contenere i fedeli, donde la costruzione della ben più ampia parrocchiale di San Giovanni Battista, fondata dal vescovo di Luni Antonio Fieschi nel 1340. Secondo la tradizione, avendo egli portato presso l’altare di detta chiesa un pugno delle ceneri del Battista conservate presso la cattedrale di Genova, perdette la vista e non la riacquistò fino a quando non le ricondusse alla originaria dimora.

La nuova chiesa e il nuovo patrono non fecero tuttavia dimenticare ai riomaggioresi l’originario legame con la Madonna di Montenero. Essa rimase infatti indiscussa protettrice del borgo e, come ricordano le antiche lodi composte in suo onore, il suo intervento miracoloso veniva costantemente invocato ora per placare i morbi che appestavano la vigna, ora per salvare dalle tempeste i naviganti che affrontavano il mare. Questo costitutivo legame tra Riomaggiore e Montenero fu poi particolarmente rinsaldato nell’Ottocento, quando non solo si ampliò il santuario, portandolo alle attuali sembianze, ma si procedette anche all’incoronazione della sacra immagine, avvenuta il 25 luglio del 1893. Per l’occasione, sotto la guida dei massari, venne ampliata la mulattiera che, risalendo tra i vigneti la valle del Rio Maggiore prima e del Ria poi, conduce dal borgo al santuario, da allora detta "Via Grande".

Grazie alle generose donazioni della popolazione, fu inoltre possibile iniziare la raccolta di quello che oggi è conosciuto come "l’Oro della Madonna" e testimonia la devozione e l’affetto dei riomaggioresi per la loro antica patrona. Nella settimana di festeggiamenti precedente l’incoronazione, che vide tra l’altro la predicazione di padre

Agostino da Montefeltro, ancor oggi viva nella memoria popolare, la tavola della Vergine fu traslata con una solenne processione nella chiesa parrocchiale.

La presenza nel borgo della sacra immagine fu un evento storico, destinato da allora a ripetersi soltanto altre due volte: nel 1943, per proteggere la tela dai bombardamenti, e nel 2004, in occasione del 111° anniversario dell’incoronazione.

D.B.

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